Il NO ha vinto. Ha vinto la palude che rallenta il cammino e che ci porta su un terreno viscido dove il procedere diventa incerto, insidioso.

 

Questa sconfitta ha fermato, al momento, la speranza del nuovo. E vince la palude.

Vincono le ombre dei muri per dividere il mondo, l’egoismo, la paura, la conservazione.

 

Vince chi, nel nostro partito, non ha mai saputo perdere, ed ha utilizzato il residuo ideologico di sinistra per contrastare ogni cosa fin dalla elezione a Segretario di Renzi, fin dalla sua elezione a Primo Ministro.

 

I populismi si sono intrecciati, quello di destra e quello della sinistra (interna ed esterna al PD) hanno seguito l’obiettivo comune: liquidare Renzi. Ora però i conti si fanno con il suo Partito e con i mille giorni di Governo che hanno segnato risultati importanti di stabilità e ripresa economica per il nostro Paese.

 

In tanti abbiamo lavorato per il merito della Riforma Costituzionale e per un futuro riformista della politica italiana. Adesso non si può lasciare il “terreno di gioco”. Chi si è impegnato per un Paese e un’Europa di progresso e di solidarietà non può arrendersi.

 

Il risultato del Referendum, dopo la Brexit e Trump, verrà letto come la conferma dell’onda lunga populista e antisistema che sta investendo parte dell’Europa. E in Italia chi se non il PD potrà esserne argine?

 

Nel merito, in ballo nei prossimi mesi, ci sono appuntamenti decisivi che dovranno rafforzare questo argine: le elezioni politiche (che spero si facciano il prima possibile) e quelle amministrative.

Ad Ancona ci sarà il rinnovo del Consiglio Comunale nel 2018.

 

E come ci stiamo presentando a casa nostra? Stiamo lavorando con le idee e i programmi messi in campo dal PD, dalla maggioranza di Governo della Dorica, dalla Giunta. Idee e programmi di valore che stanno cambiando il volto della città, migliorandone la qualità della vita.

 

Quindi che fare? Adesso il problema primario penso sia “ricostruire” il Partito (diverso da ricucire il Paese) facendo tesoro di quanto accaduto in questi ultimi 1.000 giorni di Governo Renzi.

Nonché del ruolo avuto dal PD a tutti i livelli.

 

Per far ciò ritengo indispensabile un Congresso in tempi brevi. Un congresso di “ricostruzione”

che favorisca una connessione vera tra persone che sappiano militare insieme, anche nelle diversità.

 

Costruire e vivere insieme la politica, nello stesso partito, nella chiarezza e nella trasparenza

delle regole e nella riconoscibilità dei progetti decisi. Anche se a maggioranza.

 

La diversità deve essere intesa come capacità di confronto e non mezzo per tentare di “ammazzare” i leader, in Parlamento o nelle Piazze. Cose accadute in questi anni.

 

Un Congresso che stabilisca regole, programmi e definisca gruppi dirigenti nuovi. Diversamente ognuno sarà arbitro solitario del proprio percorso.

 

Infine (non certo per ultimo) grazie a tutto il Direttivo del V° circolo per lo straordinario impegno profuso in questa lunga campagna referendaria.

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