Sport & Salute

Sport & Salute (6)

La legalizzazione delle droghe leggere è veramente la soluzione migliore?

 

Il Secondo Circolo del PD di Ancona propone un incontro dibattito per discutere sul tema con il supporto di due esperti l'Avv. Andrea Nobili (Garante dei Diritti per la Regione Marche) e il Dott. Danilo Tittarelli (Dirigente Medico Psichiatra Psicoterapeuta)

 

 La proposta di legge prevede che i maggiorenni potranno detenere una modica quantità di cannabis per uso ricreativo: 15 grammi a casa, 5 grammi fuori casa. Divieto assoluto invece per i minorenni.

La marijuana si potrà coltivare a casa (fino a un massimo di 5 piante), ma il raccolto non potrà essere venduto.

Agli over 18 residenti in Italia sarà consentita la coltivazione in forma associata in enti senza fini di lucro (fino a 50 membri).

Regole precise anche per quanto riguarda la vendita: previa autorizzazione si potrà coltivarla e lavorarla e la vendita al dettaglio avverrà in negozi dedicati, forniti di licenza dei Monopoli.

Vietate invece importazione ed esportazione.

Il progetto di legge consente l'auto-coltivazione per fini terapeutici e saranno più semplici le modalità di consegna, prescrizione e dispensazione dei farmaci a base di cannabis.

Rimangono i divieti di fumo nei luoghi pubblici (compresi i parchi) e di guida se in stato di alterazione.

Il Secondo Circolo del PD di Ancona propone un incontro dibattito per discutere sul tema con il supporto di due esperti l'Avv. Andrea Nobili (Garante dei Diritti per la Regione Marche) e il Dott. Danilo Tittarelli (Dirigente Medico Psichiatra Psicoterapeuta)

  

Il dibattito è aperto a tutti gli interessati con possibilità di intervento e domande.

 

Venerdì 24 marzo

ore 18,00

in Via Vallemiano, 37, Ancona

Abbiamo affrontato con il Dott. Maurizio Cignitti, Responsabile Centro Medicina della Riproduzione del Salesi di Ancona, il delicato tema della infertilità in Italia per capire, tramite un esperto del settore, come valutare il fenomeno in quadro europeo, se esita la reale consapevolezza dei rischi legati alla gravidanza in tarda età e in che misura le nuove tecniche medicali possano aiutare.

 

Dott. Cignitti, come è cambiata nel tempo l’età media delle donne italiane al primo figlio e qual è la situazione attuale rispetto al resto di Europa?

Nel 1995 l’età media del primo figlio in Europa si attestava in tutti i paesi dentro l’intervallo di massima fertilità biologica (16-28 anni). Oggi solo i paesi dell’Est rimangono all’interno dell’intervallo e comunque anche il loro dato è in crescita. Si può quindi affermare che l’età media delle donne alla nascita del primo figlio è aumentata in tutti i paesi europei. Nel dettaglio, secondo Eurostat, possiamo dire che l’Italia è il paese dove si fa il primo figlio più tardi passando dall’ età di 28.1 anni nel 1995 a 30.7 nel 2014 .Quello dove si fa il figlio prima è la Bulgaria (25.8.anni). Tra il 2005 ed il 2014 l’età media del primo figlio è aumentata in tutti i paesi europei eccetto il Regno Unito (-1.3) e la Francia (-0.2).Il paese dove si è più alzata l’età media della nascita del primo figlio è la Repubblica Ceca (4.8 anni)

 

Sulla base della Sua esperienza, quali ritiene siano le cause principali che portano una donna a procreare sempre più tardi?

Il dato è sicuramente indice di diversi cambiamenti sociali: in primo luogo il voler vivere una  gravidanza più consapevole e voluta. Un altro fattore, decisivo soprattutto negli ultimi anni, ha a che fare con la condizione economica della giovani coppie che prima di decidere di avere un figlio preferiscono finire gli studi e trovare una fonte di reddito più stabile.Tutto questo legato alla difficoltà di conciliare maternità e lavoro considerando il debole sostegno dei sistemi di welfare soprattutto nell’Europa meridionale.

 

E quali sono oggi i rischi per una donna a procreare oltre i 35 anni di età?

L’età è il più grande nemico della fertilità. Nelle donne di 35 anni o più aumentano in modo significativo sia la difficoltà di concepire, ma anche gli aborti spontanei. Ed anche il rischio di basso peso alla nascita. Inoltre, dopo i 35 anni, assistiamo ad un significativo aumento di patologie cromosomiche ( su tutte la sindrome di Down ) per cui è sicuramente consigliabile una diagnosi prenatale con villocentesi od amniocentesi o come più recentemente è emerso si può effettuare la valutazione del DNA fetale attraverso un prelievo di sangue alla madre.

 

Lei ritiene che le donne italiane siano sufficientemente informate su queste tematiche?

Mi rifaccio alle note del Censis del settembre 2016. Il 60% deli italiani si giudica poco o per nulla informato sul tema della infertilità. In particolare le persone meno istruite con percentuali quasi dell’80 % ma anche per quanto riguarda i laureati la percentuale si aggira sul 50%. La tendenza a spostare in avanti nel tempo il momento in cui si decide di avere un figlio emerge anche dall’alta percentuale di italiani ( il 46% ) che ritiene che una donna che desidera un figlio debba preoccuparsi di tale fatto solo dopo i 35 anni. Tra le cause di infertilità, la più citata dagli italiani (quasi un terzo) è lo stress. Il 44 % pensa che dovrebbero trascorrere due anni ed oltre dai primi tentativi di concepimento prima di avere il sospetto su possibili problemi di fertilità. Un quadro quindi di informazione sicuramente non adeguata.

 

Spesso però l'infertilità riguarda l’uomo. In che misura ritiene incida sulla capacità delle coppie italiane di avere figli?

Dai dati del Registro Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità emerge che circa il 35 % dei casi di infertilità riconoscono una causa maschile. Secondo molti studi, la percentuale di milioni di spermatozoi per millilitro si sarebbe quasi dimezzata negli ultimi anni. Tralasciando cause organiche legate a patologie soggettive, anche le condizioni ambientali e lo stile di vita, incluso lo stress, sembrano influire su detta considerazione. Alcune condizioni lavorative che espongono a radiazioni, a sostanze tossiche o a microtraumi, aumentano il rischio di infertilità. Anche l’esposizione agli inquinanti prodotti dal traffico urbano agisce negativamente. Il fumo di sigaretta ed il consumo di alcool nuoce agli spermatozoi. Lo stesso stile di vita, se particolarmente stressante, può ridurre significativamente il numero e la qualità del liquido seminale.

 

La procreazione assistita quanto aiuta le coppie affette da problemi di infertilità?

Secondo i dati del 2013 contenuti nell’ultima relazione dell’istituto Superiore di Sanità sulla procreazione medicalmente assistita (PMA) degli oltre 27 mila cicli di cura iniziati con il primo livello (inseminazione intrauterina) nel 10,2% la donna è riuscita ad ottenere una gravidanza. Aumenta il successo con le tecniche di secondo livello (FIVET ICSI) dove si arriva ad una percentuale di successo di circa il 25-28% (fecondazione in vitro). Nelle tecniche di primo livello la fecondazione avviene nel corpo della donna dopo una stimolazione ovarica e dopo un trattamento specifico degli spermatozoi, nel secondo livello invece la fecondazione avviene all’esterno del corpo della donna, in vitro, e l’embrione viene reimpiantato in utero. Come detto in precedenza, l’età è il fattore dirimente. Le donne italiane per le ragioni già dette cercano una gravidanza troppo tardi. L’età media delle donne che si sottopongono alla procreazione medicalmente assistita è 36.6 anni contro il 34.7 del resto d’Europa. Per gli uomini invece è di 40 anni. Questo fattore incide sensibilmente nel tasso di successo della PMA stessa.

 

I Servizi sociosanitari nelle Marche

con

Fabio Ragaini

Curatore della nuova pubblicazione del Gruppo Solidarietà

Emma Capogrossi

Assessore Politiche Sociali Comune di Ancona

Dott. Roberto Amici

Cardiologo, Esperto di sistemi sanitari

 Presiede

Loredana PISTELLI

Capogruppo PD Comune di Ancona

God bless you - M.Fazzini

God bless you

 

"God bless you" furono queste le parole di ringraziamento più belle che abbia mai ricevuto da un paziente sul luogo di lavoro, pronunciate al termine della visita, dopo la stretta di mano, dopo il rilascio del verbale, dopo le mie rassicurazioni sul suo stato di salute, dopo, in definitiva, una visita assolutamente ordinaria.

Forse il colore della pelle? forse il disagio sociale? forse la mancata conoscenza della lingua italiana? Senza forse.

Quando in Pronto Soccorso, come in ogni altro luogo, vince l'istinto di cancellare ogni forma di discriminazione e dedicarsi al suo essere "prossimo" avviene un fatto; la richiesta di aiuto diventa universale, comune, vera ed in quanto tale eleva l'uno a dignità e abbassa l'altro dallo scranno del potere.

Tutto parte dalla parola. "God bless you" , l'unica raccomandazione accettabile, quella che scende dall'alto, dal nome di Dio e si abbassa all'uomo.

Non c'è dono migliore della benedizione, della parola d'amore, la quale è vincolata al riconoscimento dell'Altro ed è una conquista di ogni giorno.

La civiltà ha un solo volto ed un solo destino: quello della solidarietà.

 

La Costituzione Italiana sancisce come diritto fondamentale quello del trattamento della salute, garantito gratuitamente a tutti i cittadini. Tuttavia chi opera come me all'interno delle strutture sanitarie si rende conto che questo è sempre più difficilmente attuabile.

Sappiamo bene come la Sanità rappresenti la seconda voce più importante di spesa pubblica, tra quelle del “welfare”, dopo le pensioni. Ovviamente la crisi economica di questi anni ed il riallineamento del deficit, secondo parametri concertati all’interno dell’Unione Europea, ha reso necessario rivedere la spesa nell’ambito sanitario.

Tale spesa, già a partire degli anni 90, con l’arrivo dei manager all’interno delle organizzazioni sanitarie ha subito una ovvia ed anche giusta contrazione. Sul piano comportamentale, l’egemonia manageriale troverebbe espressione nella medicina basata sull’evidenze e sull’utilizzo di strumenti di controllo clinico (linee guida etc.) in grado di limitare l’autonomia professionale e la responsabilità dei singoli medici.

“In linea di massima qualsiasi impresa o azienda, non sottoposta ad un regime di libera concorrenza, tende a produrre i rispettivi beni o servizi senza un controllo efficiente dei costi interni. Questo fenomeno si aggrava, ovviamente, quando ci si trova ad operare in situazione di monopolio o di oligopolio. Naturalmente in tali circostanze, tende a decadere anche il livello della qualità dei prodotti e dei servizi offerti. Le spinte ad operare in modo assai diverso provengono dal livello di competizione a cui i vertici di quelle aziende sono sottoposti, ed anche dalla responsabilizzazione degli stessi vertici in merito ai risultati economici raggiunti. Le prime innovazioni che potrebbero essere osservate nella gestione corrente delle Aziende sanitarie sarebbero, con ogni probabilità, sintetizzate dall’attenzione maggiore, rispetto al recente passato, riservata all’efficienza del processo di produzione, alla gestione tramite budget dei vari centri di costo, al monitoraggio della qualità dei servizi offerti, al risultato del bilancio, ecc…”.

Questo paragrafo è la parte iniziale del secondo capitolo (“La misurazione dell’efficienza economica e della qualità nel settore della sanità pubblica”) della mia tesi di laurea  interfacoltà medicina-economia dal titolo: “ Applicazione dell’Economia Aziendale in Clinica Chirurgica”…anno Accademico 1994-95….sono passati più di 20 anni…tuttavia il Ministero della Salute con il Decreto n.70 del 02 aprile 2015 (“Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali,  tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”) è stato costretto ad imporre una riduzione dei posti letto (3,7x1000 abitanti). Tale riassetto ovviamente deve tenere conto di importati variabili quali :

1) la situazione demografica e la situazione sociale;

2) la situazione epidemiologica, relativamente alle maggiori cause di morte;

 3) l’evoluzione scientifica e tecnologica che consente degenze molto più brevi e trattamenti più celeri.

Questi tre punti sono ovviamente da tutti i punti di vista sia deontologico che scientifico  inattaccabili e periodicamente da riaggiornare necessariamente.

Tuttavia l’aspetto che già veniva focalizzato nella mia tesi 20 anni fa e che ancora non ha avuto una efficace risoluzione è quello della qualità del “prodotto sanitario” offerto all’utenza, e soprattutto sulla ricaduta di tale prodotto da parte di chi lo produce.  In parole povere, anche se timidamente, finalmente sul decreto n.70 si parla di criteri di accreditamento dai quali si dovrebbe dedurre quale Azienda, Unità Operativa e singolo operatore riesce a dare quella prestazione sanitaria nel modo più efficace ed efficiente.

Si dovrebbe, dico dovrebbe, finalmente arrivare al concetto di “MERITOCRAZIA”!

E’ attuale e molto dibatutta attualmente la problematica riguardante “l’opportunità dei maxi tagli alla sanità”, annunciati per dare respiro ai conti dello Stato…tuttavia risulterebbe come dieci milioni di italiani non possano curarsi come dovrebbero perché non possono permetterselo. A tale proposito Gino Strada, fondatore di Emergency risponde alla domanda: “ quanto deve costare la sanità?” con : “ A mio avviso, l’unica risposta intelligente (e carica di giustizia) è: quanto serve, quanto serve per curare al meglio le persone che ne hanno bisogno. Tutte. Idealmente, non un euro in più, né un euro in meno.”

In linea di massima sono in accordo con quanto detto dal fondatore di Emergency tuttavia, premesso che la Costituzione sancisce il diritto della salute e che quindi non dovremmo avere 10 milioni di italiani che non possono permettersi di curare, è vero anche che tale problematica ha molteplici implicazioni.

 La principale è indubbiamente la mancanza oggettiva di denaro…la Costituzione dovrebbe garantire a Tutti una Sanità gratuita, ma non Tutti gli Italiani hanno un senso civico che come minimo li porti a pagare le tasse; chi ne paga poi le conseguenze sono poi sicuramente le fasce di popolazione più debole.

La famosa frase del Presidente J.F.Kennedy :“ non chiedere al tuo Paese cosa può fare per te, ma tu cosa puoi fare per il tuo Paese”, non è poi così surreale. E’ troppo facile lamentarsi ed usare l’arma del “populismo” per farsi propaganda!

Nel mio caso, come operatore della sanità ma soprattutto come come chirurgo di un Centro Trapianti debbo necessariamente rispondere a standard qualitativi che esulano non solo dalla realtà locale marchigiana, ma anche da quella Italiana. La rete Trapiantologica coinvolge l’Europa intera e deve rispettare criteri di efficacia ed efficienza comuni a tutti i Paesi dell’Unione.

E’ fondamentale che a tali criteri si sottopongano tutte le varie discipline che operano in ambito Sanitario.

Sarebbere anche auspicabile, sempre per tornare a parlare del “senso civico” di cui sopra, che diciamo cercassimo di “calmierare” le varie lobbies di potere (Universitario, Medici di Base, Farmacisti  ecc.) perché appunto dovremmo come Italiani, TUTTI ( e non incolpare il politico che di turno governa in quel momento…siamo TUTTI comunque responsabili, anche nel nostro piccolo!!) , garantire quanto più  possibile ciò che sancisce la Costituzione.

Altrimenti se questo non accadesse la Pubblica Sanità Italiana, un tempo così apprezzata in tutto il Mondo,   sarà sempre più in mano a quelli che ora si fanno chiamare “ Imprenditori della Sanità” , medici ed amministrativi,  che operano nel pubblico ma che allo stesso tempo investono risorse e conoscenze per potenziare un privato, ovviamente non accessibile a Tutti!    

di  Andrea Vecchi, Dirigente Medico, Unità Operativa di Chirurgia Epatobiliare e dei Trapianti, Alta Specializzazione in Chirurgia dei Trapianti di Rene - Azienda Ospedali Riuniti di Ancona

Nelle Marche l’incidenza degli ultra sessantacinquenni arriva al 22% della popolazione.                 

I “centenari“ presenti nel 2006 in numero di 50 sono passati ad oggi a più di 550.

Il Comune di Ancona con una presenza di 5.000 anziani sopra gli 85 anni, ha appena il 2% di posti letto convenzionati e non esistono, ancora, p.l. di R.S.A. ne di hospice .

Questa situazione ha costretto ben 250 anziani di Ancona a ricercare in altri comuni la possibilità di accedere alle strutture necessarie, con disagio delle famiglie. (Stime del 2012, dati rilevati da studi dell’Associazione Amici del Geriatrico).

 

Gli Anziani sono una popolazione crescente i cui bisogni stanno scalando la graduatoria delle priorità.

 

 C’è consapevolezza del peso che questa parte della popolazione eserciterà  nel nostro Paese, influendo  su  parametri importanti quali  le pensioni, la loro sostenibilità, la possibilità di assicurarne livelli decenti ai figli ed ai nipoti, i giovani di oggi; il mercato del lavoro; lo sviluppo che richiede disponibilità di denaro per gli investimenti e tanto altro.

 

Una società di anziani che non potrà essere più marginalizzata.

 

Il cambiamento evidenzia due direttrici :

  1. la necessità di una maggiore completezza del Sistema socio-sanitario generale.
  2. Una nuova filosofia di vita: l’invecchiamento attivo.

 

Gli anziani, soggetti fragili il cui stato di salute è spesso altalenante tra situazioni di sano/ malato, abile/disabile/cronico fanno emergere bisogni assistenziali e sociali connessi tra loro, che hanno come “base comune” il progressivo invecchiamento.

 

 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)  già nel 2000 ha elaborato il concetto di          “longevità attiva”.

Le Regioni si sono attivate per dare una maggiore assistenza alla persona anziana con approcci e risultati diversi.

Una ricerca ha analizzato oltre il quadro demografico anche lo scenario sociale:

  • aumento e prevalenza di anziani malati cronici, con possibilità di diventare  inabili;
  • crisi della famiglia con conseguente crisi del sistema di caregiving informale;
  • scarsi finanziamenti destinati all’area del cronicità ;

 

  • difficoltà della cultura geriatrica a proporre modelli verificati di risposta agli specifici problemi clinico assistenziali.

Da queste ed altre, non meno importanti, evidenze  il ricercatore si  preoccupa di mettere in risalto la necessità di celerità con cui bisognerebbe agire per organizzare un risposta efficiente ed efficace.

 

Altra raccomandazione, pienamente condivisa, indica la necessità di procedere anche attraverso sperimentazioni.

 

Non sembra che agire, inizialmente, attraverso un riordino complessivo centralizzato possa dare le risposte più tempestive rispetto alla articolata situazione territoriale del Paese e della Regione.

Meglio continuare a potenziare le diverse iniziative intese come segmenti di una rete idealmente unica, praticamente unificabile attraverso le nuove tecnologie, purché il tutto venga ricondotto ad un’unica strategia che ha un obiettivo finale: assicurare all’anziano la migliore vita possibile.

 

La Regione Marche è concretamente ed efficacemente impegnata in questa direzione finanziando iniziative interessanti che possono rappresentare anche modelli da incrementare.

 

La presenza sul territorio marchigiano dell’Istituto INRCA, un istituto a carattere scientifico

che sviluppa una attività di ricerca multidisciplinare:

  1. biogerontoligia,
  2. prevenzione,
  3. invecchiamento e farmaci,
  4. valutazioni multidimensionali;
  5. che cura da anni, gli anziani nei suoi ospedali;
  6. che può contare su di un personale di elevata esperienza e professionalità;
  7. che gestisce il servizio di punto di primo intervento.

 

RAPPRESENTA un indubbio vantaggio, un PATRIMONIO che non può rimanere sottoutilizzato.

Occorre coordinare sotto un’unica strategia tutti i segmenti di rete che si sono cerati,

Occorre avere la direzione del tutto sotto un’unica guida, un unico Ente.

 

Utilizziamo l’INRCA per sperimentare modelli di gestione più appropriati per l’assistenza agli anziani.

Responsabilizziamo l’INRCA creando la gestione unica di un insieme di segmenti di rete per verificarne gli effettivi contenuti e la concretezza della funzionalità.

 

Garantire la continuità di risposte nell’anziano va oltre la fase della cura e della riabilitazione, investe l’intera vita del soggetto, il suo stile di vita, i suoi diritti di cittadino.

Su questa base l’Associazione AMICI DEL GERIATRICO ha promosso un progetto delineato nei suoi tratti generali per aprire un dibattito, per raggiungere degli obiettivi.

“La cittadella dell’anziano “

“Un contenitore nel quale mettere le attività che riguardano la ricerca non clinica, la palestra e la fisioterapia, il Centro Alzehimer, il Pensionato Tambroni / RSA, il Punto di primo intervento, per svolgere tutte le attività di natura ambulatoriale e semiresidenziale rispetto alle principali patologie dell’invecchiamento.”

 

 

 

Questa struttura affiancherebbe il Nuovo Ospedale in corso di edificazione nella zona Baraccola –Aspio nel quale verrebbero inseriti i posti letto per acuti e la ricerca biomedica.

Vicissitudini legali, strabilianti e lunghi tempi burocratici, assolutamente estranei alla volontà ed impegno dell’Amministrazione regionale stanno ritardando il prosieguo dei lavori della struttura ospedaliera.

Dando una valenza attiva allo stallo che si è creato, non tempo perduto ma occasione propizia per fare valutazioni sulla completezza e migliore funzionalità dell’Istituto INRCA si può pensare di realizzare un riordino della organizzazione dell’Istituto che oltre a migliorare, rendere più efficiente ed economica l’organizzazione, dia, in quanto possibile, una risposta ai  bisogni  di Ancona città e serva al tempo stesso da sperimentazione per modelli da applicare nel territorio.

Ci rivolgiamo agli organi competenti, di gestione pubblica, di rappresentanza politica per aprire una discussione, non retorica, non strettamente politica, ma concreta per arrivare ad una decisione finale che precostituisca le basi per un percorso da intraprendere.

Partito Democratico - Unione Comunale di Ancona

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